Gravidanza: cosa devono sapere i sanitari aziendali

Gravidanza: cosa devono sapere i sanitari aziendali

I primi soccorsi sul posto di lavoro sono effettivamente gli stessi quando la vittima è incinta?

Senza giri di parole: quasi, ma non del tutto. Ed è proprio questo che talvolta mette in crisi i sanitari aziendali. 

La vera differenza risiede nella posizione laterale di sicurezza, ad esempio in caso di perdita di coscienza. Le donne incinte devono sempre essere posizionate sul fianco sinistro. Se vengono sdraiate sul fianco destro, il feto può comprimere la vena cava e interrompere il reflusso di sangue venoso, causando problemi circolatori. 

Uso del DAE in gravidanza 

L’uso di un

è spesso fonte di incertezza. I primi soccorritori non devono però preoccuparsi. L’energia elettrica durante la defibrillazione non rappresenta un pericolo per il nascituro e, in caso di arresto circolatorio, la priorità è salvare la vita della futura mamma, perché senza di lei il feto ha poche possibilità di sopravvivere. 

Tuttavia, la defibrillazione può diventare un po’ più complessa a partire dalla 20° settimana di gravidanza. In un corso BLS-AED si può apprendere come rianimare con successo le donne in gravidanza anche in questo periodo. 

Meglio chiamare il servizio di soccorso una volta di troppo 

In ogni caso, i sanitari aziendali non devono esitare a chiamare il servizio di soccorso o il medico curante della paziente, ed è meglio farlo troppo presto che troppo tardi. Questo vale per qualsiasi emergenza, ma va enfatizzato con maggiore vigore nel caso di pazienti in gravidanza. 

Ecco un esempio: due dipendenti incinte chiamano i sanitari aziendali in un lasso di tempo estremamente breve perché si sentono male. Può trattarsi di una coincidenza, ma esiste anche la possibilità che i sintomi siano causati da sostanze tossiche presenti nell’aria ambiente o da fenomeni simili. Per evitare ulteriori danni, la centrale per l’allarme urgente deve decidere quali ulteriori accertamenti effettuare. 

Gravidanza: parlarne o no? 

Alcuni sanitari aziendali – solitamente uomini – sono riluttanti ad affrontare l’argomento di una possibile gravidanza e chiedere informazioni in merito. Ma se questa informazione è essenziale per una corretta valutazione dell’emergenza, la domanda va senz’altro posta. Se il soccorritore di sesso maschile non si sente a proprio agio, è opportuno che consulti un’operatrice del servizio sanitario aziendale o chieda a una donna presente nella stanza di parlarne con la paziente. 

I paramedici aziendali sono comunque tenuti all’

! Non sono autorizzati a trasmettere informazioni sull’eventuale gravidanza di una dipendente a terzi, alla direzione o all’ufficio Risorse Umane. Questo vale, a maggiore ragione, in presenza di complicazioni in una gravidanza precoce. 

I sanitari aziendali possono comunque informare le donne in gravidanza dell’esistenza di alcune regole basate sulla legge sul lavoro di cui è possibile richiedere l’applicazione, ivi inclusi, tra l’altro, periodi di riposo, aree relax e un adeguamento delle attività lavorative. 

Test di gravidanza presso il servizio sanitario aziendale? 

Se i sanitari aziendali pensano che una paziente possa essere incinta, la cosa migliore da fare non è proporle un test di gravidanza, ma piuttosto raccomandarle di recarsi in farmacia o dal suo ginecologo, dove il test di gravidanza può essere accompagnato da una consulenza esperta. Non tutte le donne sono ugualmente felici di un risultato positivo. È anche possibile chiarire al contempo i sintomi che hanno portato a rivolgersi ai sanitari aziendali. 

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