Rianimazione e ventilazione assistita

Rianimazione e ventilazione assistita

Negli ultimi decenni si sono affermate nuove conoscenze in materia di rianimazione. Oggi sappiamo, ad esempio, che il massaggio cardiaco svolge un ruolo più importante della ventilazione assistita. Tuttavia, chi è in grado di fornire supporto ventilatorio deve farlo. Le maschere respiratorie possono aiutare a superare i timori.

1:5, 2:15, 30:2: non si tratta di risultati sportivi, ma di rapporti tra compressioni toraciche e ventilazione assistita, ritenuti perfettamente validi nel corso del tempo e ancora nella mente di numerosi operatori. Allo stesso modo rimangono scolpiti nella memoria i diversi approcci, come il GABI, l’ABCDE o piuttosto il CABD, come sequenza di fasi necessarie in caso di rianimazione.  

Sebbene alcuni di questi metodi siano ormai superati, li ritroviamo ancora oggi. Ad esempio, in alcuni vecchi film, come la serie Baywatch degli anni ’90, la rianimazione viene ancora praticata utilizzando il rapporto 1:5.  

Quali regole si applicano oggi? 

Attualmente si utilizzano il metodo CABD e il rapporto 30:2, e per buoni motivi. Ecco la sequenza più promettente, nella prospettiva odierna, per la rianimazione: 

  • Circulation (circolazione): se il paziente non è cosciente, la priorità assoluta è rappresentata dalle compressioni toraciche: da circa 100 a 120 volte al minuto, a una profondità di circa 5-6 centimetri negli adulti, al centro del torace nella metà inferiore dello sterno.  
  • Airway (vie aeree): successivamente ci occupiamo delle vie aeree e ne verifichiamo la pervietà. Eseguiamo queste operazioni in leggera iperestensione della testa per evitare lo spostamento della lingua. Controlliamo poi le vie aeree con tutti i sensi: udito, tatto, vista. 
  • Breathing (respirazione): se il paziente non respira o respira con difficoltà, pratichiamo la ventilazione assistita – attraverso la bocca o il naso, entrambi i metodi sono efficaci. Il torace deve visibilmente alzarsi e abbassarsi leggermente. Il rapporto raccomandato tra massaggio cardiaco e ventilazione assistita è di 30:2. 
  • Defibrillation (defibrillazione): se tutte le misure adottate non hanno successo, un
    DAE (defibrillatore automatico esterno)
    può stimolare l’attività cardiaca erogando un impulso elettrico controllato.  

Perché il massaggio cardiaco è più importante della ventilazione assistita? 

Diversi studi hanno dimostrato che, in caso di arresto cardiaco, nei primi sette minuti il sangue del paziente rimane sufficientemente ossigenato. In questi primi minuti la mancata ventilazione assistita ha un minore effetto sul tasso di sopravvivenza e sugli eventuali danni successivi rispetto all’assenza del massaggio cardiaco. Ecco perché si inizia con le compressioni toraciche piuttosto che con la ventilazione assistita.  

Per lo stesso motivo, il rapporto tra il massaggio cardiaco e la ventilazione assistita è stato gradualmente aumentato da 1:5 a 2:15 fino ad arrivare a 30:2. In questo modo viene prolungata la fase delle compressioni toraciche continue. Lo Swiss Resuscitation Council (SRC) non raccomanda di abbandonare del tutto la ventilazione assistita, ma consiglia a chi non può o non vuole praticare la ventilazione assistita di concentrarsi sul massaggio cardiaco.  

Vale anche per i bambini? 

Nei bambini, nei neonati e nelle vittime di annegamento la ventilazione assistita riacquista la propria importanza. Ove possibile, è raccomandato ventilare questi pazienti. L’

attualmente in uso raccomanda, nei bambini, un rapporto di 15:2 e di iniziare praticando cinque ventilazioni assistite. La profondità della compressione deve essere pari a circa un terzo del diametro del torace. 

Perché siamo riluttanti a praticare la ventilazione assistita? 

I motivi per cui i primi soccorritori non vogliono praticare la ventilazione assistita sono diversi: il volto insanguinato della vittima può spaventare, talvolta accade che il paziente vomiti senza preavviso. Oppure i primi soccorritori possono provare disgusto al contatto con i fluidi corporei o nutrire un certo timore per le possibili infezioni.  

L’uso di una maschera respiratoria, ad esempio, può aiutare a superare queste paure: evita il contatto diretto tra soccorritore e vittima e riduce il rischio di infezioni. Queste

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