
Intervista al Dott. Alessandro Falchetti
Approcci innovativi nella guarigione delle ferite possono rivoluzionare il trattamento dei pazienti con ferite. Scoprite di più sulla gestione efficace delle ferite con HydroClean®.

Dr. Alessandro Falchetti
Chirurgo toracico e cardiovascolare presso il Centre Hospitalier de la Côte Basque a Bayonne, Francia
Il Dott. Falchetti vanta una vasta esperienza sia nella chirurgia endovascolare mini-invasiva per il trattamento degli aneurismi e delle lesioni occlusive dell’aorta e delle arterie periferiche, sia nella chirurgia tradizionale a cielo aperto. Fa parte di un’équipe multidisciplinare specializzata nella gestione delle ferite complesse e negli approcci terapeutici per favorire una guarigione avanzata delle ferite. Attraverso questo case report e il ragionamento clinico, il Dott. Falchetti mostra come la scelta del trattamento appropriato possa influenzare significativamente gli esiti clinici dei pazienti con ferite complesse.
Approcci innovativi nella guarigione delle ferite
Ci auguriamo che questo scambio possa ispirare altri professionisti sanitari, mostrando come approcci innovativi nella guarigione delle ferite possano rivoluzionare l’assistenza ai pazienti con ferite.
Nella sua pratica quotidiana di chirurgia toracica e cardiaca, quali sono le principali sfide nella gestione delle ferite postoperatorie?
Direi che le principali sfide si presentano soprattutto in relazione alle ferite complesse e non esclusivamente alle ferite postoperatorie. I pazienti con questo tipo di ferite sono spesso molto debilitati, malnutriti e provengono da contesti sociali difficili. Inoltre, la gestione delle ferite risulta ancora più complessa a causa di fattori locali. Una particolarità della nostra pratica consiste nel fatto che trattiamo numerosi pazienti con arteriopatie di stadio IV, ovvero pazienti con ferite critiche. Nei pazienti affetti da patologie vascolari, le ferite presentano spesso infezioni, una significativa perdita di tessuto e ossa esposte, fattori che rendono più difficile la guarigione.
Potrebbe fornirci alcuni esempi concreti?
I pazienti con lesioni da pressione ai talloni rappresentano spesso una grande sfida per noi. Perché? Perché questa zona guarisce con difficoltà e, di conseguenza, i pazienti non riescono a muoversi correttamente. È più difficile offrire una semplice soluzione chirurgica locale, poiché questa regione non può essere amputata facilmente come, ad esempio, un dito del piede. In questi casi sussiste il rischio di un’amputazione estesa. Abbiamo già trattato anche pazienti con lesioni da pressione a entrambi i talloni, nei quali il problema è, per così dire, doppio. Recentemente abbiamo avuto un paziente che, dopo un intervento di cardiochirurgia, è stato trasferito dall’unità di terapia intensiva con lesioni da pressione a entrambi i talloni e una patologia arteriosa bilaterale, rendendo la gestione delle ferite particolarmente complessa.
Come valuta precocemente, in questi casi, il rischio di possibili complicanze della cicatrizzazione?
In primo luogo, le nostre misure si concentrano sul miglioramento delle condizioni generali del paziente. L’assistenza deve essere tempestiva. Un approccio interdisciplinare è fondamentale per considerare in modo mirato i fattori di rischio, la malnutrizione e la mobilità dei pazienti. Successivamente ci concentriamo sui fattori locali, in particolare sulla ferita. Dopo la rivascolarizzazione, ci impegniamo soprattutto a mantenere un ambiente umido adeguato per la ferita e a ridurre la carica batterica, poiché la modifica dei processi biochimici nell’ambiente della ferita è fondamentale per la trasformazione delle ferite croniche in ferite acute.
In sintesi, si aspetta complicanze della cicatrizzazione a due livelli: nel paziente nel suo complesso e direttamente a livello della ferita. Quali criteri determinano principalmente la scelta della terapia?
In linea di principio, esistono criteri clinici e biologici. Dopo la rivascolarizzazione, i pazienti della nostra struttura vengono monitorati attentamente. Valutiamo l’evoluzione della ferita sulla base dei seguenti criteri clinici: percentuale di fibrina, granulazione e necrosi. Ci basiamo inoltre su criteri biologici, attraverso il monitoraggio dello stato infettivo. Sulla base di questi elementi, adattiamo le nostre strategie di medicazione per portare la ferita alla guarigione nel più breve tempo possibile.
Può raccontarci un caso concreto di guarigione di una ferita in cui ha dovuto adattare il suo approccio clinico per ottimizzare il trattamento?
Recentemente ho avuto un caso complesso: un paziente geriatrico è stato sottoposto a una sostituzione della valvola aortica mediante impianto transcatetere della valvola aortica (TAVI) e ha successivamente trascorso un lungo periodo in terapia intensiva. A causa dell’arteriopatia, ha sviluppato lesioni da pressione a entrambi i talloni. Dopo il trattamento in terapia intensiva, il paziente era malnutrito e immobilizzato: tutti fattori che contribuiscono a una scarsa cicatrizzazione delle ferite.
Quali soluzioni terapeutiche ha preso in considerazione per questo paziente?
Come primo passo, abbiamo immediatamente programmato una rivascolarizzazione di entrambi i talloni. In un secondo momento, abbiamo adattato di conseguenza il piano terapeutico locale. L’obiettivo era eseguire un debridement delicato della ferita — che all’inizio del trattamento era necrotica — per consentire il passaggio alla fase di granulazione, senza aggressività inutile e senza il rischio di infezioni o di un’ulteriore perdita di tessuto. A supporto, abbiamo utilizzato HydroClean® per un debridement delicato, la riduzione del rischio infettivo grazie all’efficace legame dei batteri e il miglioramento mirato dell’ambiente della ferita attraverso la cattura delle proteasi inibitorie.
Perché ha scelto HydroClean® in questo caso?
Innanzitutto, utilizziamo regolarmente questa medicazione unica per il debridement, poiché lava la ferita e contemporaneamente assorbe le metalloproteinasi della matrice in eccesso e i batteri. Ci aiuta a controllare in modo mirato fattori critici, come un potenziale rischio infettivo dopo il debridement, e a ottimizzare in modo duraturo l’ambiente della ferita. Questa medicazione idroattiva (Hydro Responsive Wound Dressing, HRWD) dispone di un meccanismo di aspirazione e risciacquo ed è unica nel suo genere. Per questo motivo, in questo caso è stata la nostra prima scelta.
Caso clinico
Paziente geriatrico di sesso maschile con arteriopatia obliterante nota in anamnesi (arteriopatia obliterante periferica, AOP), sottoposto a sostituzione della valvola aortica mediante impianto transcatetere della valvola aortica (TAVI), seguito da una lunga permanenza in terapia intensiva. A causa dell’arteriopatia, il paziente ha sviluppato lesioni da pressione a entrambi i talloni, era immobilizzato e presentava segni di malnutrizione.
Fattori considerati proattivamente
- Rivascolarizzazione di entrambi i talloni
- Rimozione del tessuto necrotico
- Riduzione del rischio di infezione e della perdita di tessuto
- Miglioramento mirato dell’ambiente biochimico della ferita
- Utilizzo di HydroClean® per la pulizia della ferita e la preparazione del letto della ferita, nonché di Oxyplastin sulla cute perilesionale

Settimana 0
Lesioni da pressione con tessuto necrotico a entrambi i talloni

Settimana 2
Debridement enzimatico seguito dall’applicazione di HydroClean®

Settimana 7
Granulazione e uso continuativo di HydroClean®

Un anno dopo
Epitelizzazione di entrambi i talloni – controllo finale
HydroClean® ha consentito un debridement delicato, ha contribuito a ridurre il rischio di infezione grazie al legame dei batteri e ha creato un ambiente biochimico della ferita più favorevole. Questa medicazione idroattiva (HRWD) dispone di un meccanismo di aspirazione e risciacquo ed è unica nel suo genere.
HydroClean® rappresenta per lei una soluzione facile da utilizzare nella pratica quotidiana?
Questa medicazione è davvero estremamente facile da utilizzare: si adatta in modo flessibile e senza difficoltà alle diverse regioni del corpo. In generale, è molto ben accettata dai pazienti. Nel complesso, soddisfa tutti i requisiti di un utilizzo «semplice». Utilizziamo questo prodotto quotidianamente per diverse indicazioni, sia per le ferite acute che per quelle croniche.
Direbbe che anche i suoi colleghi condividono questa opinione?
Assolutamente! HydroClean® gode di un’ampia accettazione tra i professionisti sanitari grazie ai buoni risultati ottenuti. Credo che tutti i professionisti sanitari perseguano lo stesso obiettivo: una rapida guarigione delle ferite. Se quindi disponiamo di un’«arma segreta» che consente di abbreviare i tempi di guarigione e di ridurre le limitazioni per i pazienti, questa viene accolta molto positivamente da tutti.
Per concludere: secondo lei, cosa potrebbe spingere altri professionisti sanitari a integrare questa soluzione nella loro pratica quotidiana?
Innanzitutto, è importante comprendere la «filosofia della ferita» e utilizzare una medicazione, come HydroClean®, che risponda alle esigenze delle ferite complesse. È poi necessario acquisire esperienza lavorando con questo prodotto. Per un avvio efficace, gli esperti HARTMANN sono a disposizione per offrire supporto. Con l’aumentare dell’esperienza, nella pratica quotidiana si ricorrerà quindi a questa medicazione in modo del tutto naturale.
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